
Mi chiamo Crescenzo classe 1960. Crotonese di nascita, vivo a biella da più di 30 anni. E sono un uomo che non ha scelto di scrivere: è la vita che mi ha costretto a farlo.
Scrivo perché, a un certo punto del mio cammino, il mondo ha iniziato a girare più lentamente. Perché una diagnosi ha spaccato il terreno sotto i piedi, e io, per non cadere, ho afferrato l’unica cosa che avevo: le parole.
Da allora non mi sono più fermato.
Porto dentro una clessidra. Nel fondo ci sono i ricordi — belli, dolorosi, necessari. In alto i sogni — quelli che ancora non ho vissuto. E al centro ci sono io, ogni giorno, che cerco di tenere tutto in equilibrio mentre il tempo scorre, anche quando le mani tremano.
La malattia mi ha tolto molto: il gusto, le forze, la stabilità. Mi ha dato anche qualcosa: una verità che brucia e che non posso più nascondere.
Fuori casa sembro forte, sorridente, un leader. Dentro casa sono fragile, stanco, a volte duro, a volte ingiusto. Perché ho paura che chi amo soffra troppo. Perché vorrei proteggere tutti, anche da me stesso.
E allora scrivo.
Scrivo per non perdermi. Scrivo per non far perdere gli altri.
Scrivo per lasciare una traccia che resti, quando io non potrò più farlo.
Ho creato mondi, trilogie, fiabe, poesie. Ho dato vita a Crotone, alla sua magia, ai suoi segreti. Ho trasformato Mirtilla in luce per i bambini malati. Ho raccontato il dolore, la forza, il tempo, la speranza.
Ma la verità è una sola:
Ogni parola che scrivo è un pezzo di me che consegno agli altri. Ogni libro è un modo per dire: “Io ci sono stato. E ho amato”.
Scrivo per le mie nipotine, che riempiono il mio domani. Per i miei figli, che sono le mie radici. Per Angela, che regge il mio cielo anche quando io non reggo più me stesso. Per chi combatte ogni giorno, in silenzio, come faccio io.
Scrivo perché la vita non si spiega: si vive, si soffre, si racconta.
E se un giorno le pagine dei miei libri verranno sfogliate da mani che non conosco, vorrei che chi le leggerà sentisse questo:
dietro ogni frase c’è un uomo che ha lottato,
che ha avuto paura,
che ha chiesto scusa,
che ha sorriso,
che ha amato,
e che ha scelto di non arrendersi.
Io sono Crescenzo.
E queste sono le mie parole.
Quelle che restano.
Quelle che vivono.
Pubblicazioni
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